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Italia sempre più fragile: oltre l’88% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico

Il Comune di Agrigento cerca fondi per far fronte al problema. Livorno ancora piange le sue vittime

| Redatto da Redazione

È notizia di qualche ora fa, il Comune di Agrigento sta cercando fondi per frenare il dissesto idrogeologico. Un problema, questo, che attanaglia moltissime località italiane. Livorno sta ancora piangendo i suoi otto morti per l’alluvione che ha colpito la città nella notte tra il 9 e il 10 settembre. Negli anni scorsi, tragedie simili sono accadute, per esempio, a Genova, nel Messinese, in Sardegna. Piogge eccezionali, conseguenza dei cambiamenti climatici, ed erosione del suolo ad opera dell'uomo, insieme alla morfologia tipica del terrigorio italiano, rappresentano il mix letale che dà luogo purtroppo a frane, smottamenti, alluvioni. I dati che riportava l'ultimo rapporto dell'Ispra in materia, d'altra parte, parlavano chiaro.

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Dall’ultimo rapporto Dissesto idrogeologico in Italia, pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) emergeva infatti un quadro davvero preoccupante: la maggior parte del territorio italiano è a rischio idrogeologico.

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Il nostro Paese, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è già in partenza predisposta a fenomeni di dissesto. L’intensa e incontrollata urbanizzazione del dopoguerra, la deforestazione e l’abbandono delle zone montane ha aumentato il numero di aree vulnerabili. 


Il clima, inoltre non aiuta. Aumenta la frequenza di fenomeni meteorologici estremi e la loro intensità: piogge, che normalmente dovrebbero cadere nell’arco di mesi, vengono concentrate in poche ore provocando piene improvvise e rischi sempre più alti per la popolazione.

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Secondo il rapporto dell’ISPRA i comuni a rischio idrogeologico (rischio di frane e alluvioni) sono 7.145 su 8.092, ossia ben l’88,3% dei comuni italiani. Si tratta di un’area di quasi 50 mila km2. Si tratta di un aumento considerevole rispetto all’anno precedente (6.600 comuni a rischio, l’82% del totale). Interessati direttamente oltre 5,6 milioni di persone residenti in zone a rischio frane, e 9 milioni in zone a rischio di alluvioni

Tutti i comuni di Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise, Basilicata e della Valle d’Aosta, sono interessati da pericolosità medio-alta rispetto al rischio di frane e alluvioni.

Le province di Ferrara, Ravenna e Aosta presentano le percentuali più elevate di superficie complessivamente classificata a pericolosità medio-alta da frana e idraulica.


Aumenta il numero di frane

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Il numero di eventi franosi, verificatisi sul territorio italiano, sta aumentando e negli ultimi anni hanno interessato principalmente le provincie di Genova, Messina, La Spezia, Salerno e Bolzano.


Se si considera l’intera scala del rischio (molto elevato, elevato, medio, moderato) e le aree di attenzione le regioni maggiormente coinvolte sono Valle d’Aosta, Campania, Liguria e Toscana. Qui la metà del territorio o più, è a rischio frane. Il rischio maggiore in Valle d’Aosta, dove l’81,9% del territorio ha pericolosità per frana elevata.

Rischio alluvioni

L’allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d’acqua può essere provocata dall’esondazione di fiumi, torrenti, canali, laghi e, per le zone costiere, dalle inondazioni del mare.

La gravità degli eventi alluvionali dipende dalle condizioni meteorologiche, dalle caratteristiche del territorio e dal numero di abitanti ed edifici interessati al potenziale danneggiamento.

Rischio alluvioni

Dal rapporto dell’ISPRA il 4% del territorio italiano è ad alta pericolosità idraulica, sale all'8% per pericolosità media. Direttamente coinvolti oltre 9 milioni di abitanti residenti principalmente in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. Tra queste spicca l’Emilia-Romagna: sui 22.452 chilometri quadrati regionali, il 45% è a pericolosità idraulica media, l’11% della regione a pericolosità alta.


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